lago do aleixo

Al Consiglio di Amministrazione dell'Associazione “Amici di Raoul Follereau” di Bologna, di cui sono stato Presidente Nazionale dal 1983 al 1987 e Consigliere per altri 12 anni pervenivano le richieste più diverse, da tutti i progetti anti lebbra che si finanziavano nel mondo E non solo anti lebbra....
Nel giugno dell'87 giunse una lettera dal Presidente di un gruppo di ex ammalati di Manaus, Brasile, controfirmata da un missionario italiano, Padre Ludovico Crimella dei Missionari della Consolata. Ci chiedevano un aiuto per comperare un pick-up (furgoncino scoperto) per andare a vendere polli al mercato di Manaus. Fortemente incuriositi della cosa il Consiglio decise una missione di valutazione e...mi spedì in Brasile.
In quell'affascinante paese c'ero già stato alcuni anni prima per un lungo viaggio di conoscenza delle molteplici realtà che finanziavamo, assieme ad un certo Aimone, ex missionario in Angola, ridotto allo stato laicale che conosceva molto bene la lingua portoghese. Facemmo molte tappe (Salvador de Bahia, Belem, Manaus, Porto Velho, Rio Branco e Rio de Janeiro) per renderci conto dell'ambiente e dei problemi, tenendo presente che il Brasile è percentualmente il secondo paese al mondo per presenza di hanseniani (dal nome del dott.Hansen, svedese che ha scoperto il micobatterium leprae).

In questa seconda occasione, me ne andai da solo e puntai diritto alla Parrocchia dei Padri della Consolata a Manaus, molto periferica rispetto al centro della città per cercare P.Ludovico. L'ambiente era socialmente molto depresso, con costruzioni approssimative e molte baracche di legno, segnodi un insediamento recente e disordinato. Mi spiegarono che da qualche anno Manaus aveva avuto uno sviluppo travolgente (da 300 mila persone aveva superato abbondantemente il milione) perchè era stato creato un“porto franco” in cui le multinazionali potevano erigere fabbriche senza pagare tasse: di qui uno sviluppo incontrollato con distruzione di spazi boschivi enormi per far posto agli stabilimenti e agli immigranti da tutto il Brasile, attratti dal lavoro, spesso senza regole e all'insegna dello sfruttamento. Intere colline verdissime erano state rapate a zero e ricoperte da baracche di legno (materia prima che certo non mancava...) senza servizi essenziali e con una provvisorietà angosciante (per l'acqua dovevano fare chilometri e per la luce si attaccavano con un sistema ingegnoso a quella pubblica). Quando pioveva tutto si trasformava in una fanghiglia appiccicosa e le strade (?!) diventavano impraticabili: quando splendeva il sole le baracche erano forni....In compenso la televisione non mancava....
Queste realtà abitative precarie erano intervallate (ancora per quanto?) da spianate con stabilimenti (in genere di assemblaggio di componenti elettroniche) di Ditte asiatiche e statunitensi e da ampi spazi boschivi.
Vicino al Rio delle Amazzoni che scorre nei pressi e forma con un'ampia ansa il lago do Alexio c'era il vecchio impianto del Sanatorio (lebbrosario) che ospitava ancora alcune centinaia di vecchi degenti.
Qui è necessaria una breve parentesi. Negli anni “30 del secolo scorso, il Brasile era all'avanguardia per la prevenzione alla lebbra e il governo federale aveva costruito grandi impianti di degenza (diciamo meglio di esclusione dai cosiddetti “sani”). La legislazione imponeva che gli ammalati fossero segregati: addirittura quando nascevano dei figli, venivano sottratti alle madri e dati in adozione in altre regioni, dicendo che erano orfani. Le madri naturali perdevano completamente i diritti naturali e i contatti.
Storicamente la lebbra in Brasile non è autoctona: è stata esportata dall'Occidente con gli emigranti e senza alcun controllo sanitario o cura si è estesa, particolarmente nelle zone con poca popolazione. Si calcolava che nel comprensorio del Rio delle Amazzoni, immenso e incontrollato fossero
pervenuti, attraverso via fluviale, gli hanseniani tedeschi,(primo decennio del“900) cui era stato proposto di emigrare per dimostrare che in Germania non esisteva più la lebbra. Questi ammalati, spesso con mutilazioni vistose non potevano fermarsi nelle grandi città della costa atlantica per cui, attraverso il grande fiume giungevano a Manaus, città che godeva di un benessere straordinario per il commercio della gomma (c'era gente che inviava le camice da lavare e stirare a Parigi...) grandemente richiesta dall'industria bellica della prima guerra mondiale. In città era sorto uno splendido teatro,
fotocopia della Scala di Milano, molto frequentato per spettacoli lirici e musicali. Nei decenni successivi, il Brasile perdette l'esclusiva del caucciù per gli immensi impianti che vennero fatti in Indonesia e in Africa dalle multinazionali del settore.
Per necessità, quindi Manaus aveva uno dei più grandi centri di cura per la lebbra del Brasile e la concentrazione degli ammalati era notevole. Il metodo di cura era costituito dal dapsone, un sulfamidico batteriostatico (cioè che blocca lo sviluppo della malattia) ma che deve essere assunto per tutta la vita con effetti gravi di avitaminosi. Quando alla fine degli anni “60 venne scopertala Rifampicina (gloria della farmacologia italiana) un battericida molto efficace, allora la sconfitta della lebbra poteva dirsi a buon punto.
Rimanevano purtroppo ( e rimangono tuttora) milioni di hanseniani, non più contagiosi ma con vistose menomazioni agli arti e bisognosi di medicazioni e cure frequenti. Nel centro di cura di Manaus alla fine degli anni 70 era successa una rivoluzione: l'Organizzazione Mondiale della Sanità aveva decretato che la lebbra non era più una malattia sociale per la sua estensione e per la sua pericolosità: tutti i malati potevano ritornare nelle proprie case e lasciare i centri di cura. Un proclama bello da enunciare ma di  
malati che da decenni erano stati segregati, quali rapporti avevano potuto conservare all'esterno? In ogni caso, mentre i più malconci decisero direstare, molti uscirono dal centro sanitario e costruirono un villaggio nei pressi. La responsabile (una religiosa tedesca) dell'ex lebbrosario intentò una causa nei confronti di chi aveva occupato il territorio sostenendo che, usciti dal centro, gli ex ammalati non avevano diritto a rimanere nella proprietà. I “ribelli”, per nulla intimoriti, raccolsero una parte degli innumerevoli tronchi d'albero che fluitavano nel fiume e fatte delle zattere ancorate alla riva, vi
costruirono delle capanne. Il tira e molla durò qualche mese, poi tutto si risolse e i “ribelli” ritornarono a terra...
In quel periodo il Vescovo di Manaus ricevette una loro lettera in cui dichiaravano che se non avesse assegnato un prete al loro gruppo, sarebbero diventati tutti protestanti. Fu allora che entrò in scena P.Ludovico Crimella, un missionario comasco con ottime esperienze organizzative di cooperative sociali fra gli indios della zona amazzonica. Pensava di esaurire la sua esperienza in sei mesi. dopo vent'anni di intenso lavoro con i “ribelli”, morì per un tumore, ancora nel pieno dell'attività....
Per circa sei mesi resistette all'assedio dei parrocchiani che si offrivano di costruirgli la chiesa e la casa. Viveva con loro in una baracca e osservava....
Alla fine li convocò e assieme stilarono un programma di cose da fare in cui tutti si impegnavano per la loro parte. Un fratello di P.Ludovico si era appena sposato e aveva voluto passare il viaggio di nozze da lui: i regali degli amici, tutti in denaro contante, vennero devoluti per l'acquisto del materiale per le opere programmate. La prima fu l'acqua corrente in casa, una falegnameria l'asilo e la scuola per i bambini, un allevamento di polli e di maiali cui ne seguirono altre fra cui la Chiesa. Tutte queste opere presupponevano il  pagamento del canone per i servizi e le spese vive: tutti fornivano la manod'opera gratuitamente. Ogni entità aveva un piccolo Consiglio d’Amministrazione per la gestione ed era autonoma. La località dove era sorto il villaggio dei “ribelli” era molto amena e ventilata, sopra un piccolo colle,
vicino al lago. Un gruppo di loro si dedicava alla pesca con una vecchia barca a motore. Periodicamente l'abbondanza di pesce, di polli (avevano un’allevamento di 5.000 animali) e di maiali determinava la necessità, oltre al fabbisogno locale, di vendere il surplus. Il ragionamento era semplice: “Se dobbiamo chiamare i commercianti da Manaus ci impongono il prezzo e dobbiamo accettare; se con un piccolo mezzo, andiamo noi a cercarli, possiamo trovare chi ci pratica il prezzo più favorevole e guadagnare di più.”
Di qui la richiesta del pik.up all'Aifo.
Mi fermai alcuni giorni per visitare il centro fatiscente degli ex hanseniani che P.Ludovico avrebbe ristrutturato in seguito, con incontri indimenticabili con degenti da oltre 30, anni provvisti di una forza d'animo e una serenità invidiabili. La zona attorno al lago e lungo il Rio era molto suggestiva, anche se non mancavano le zanzare...
Il nucleo di forza della comunità era costituito dai figli degli ex ammalati, giovani e impegnati.
Negli anni seguenti la comunità, ormai autonoma ed avviata, costituitasi in parrocchia con un sacerdote ed alcune suore, aveva rilevato una piccola fabbrica di mattoni con forno e costruito un tipo di foratini con stampo, estremamente leggeri e pratici. I “ribelli” avevano rinnovato in poco tempo tutte le baracche di legno in casette igieniche e confortevoli. aiutati da un  finanziamento richiesto all'Aifo per l'acquisto di un bobcat per il trasporto della creta dal fiume allo spiazzo della lavorazione ed essicazione, prima della cottura dei foratini.
Addirittura si erano fatti promotori per l'acquisto di un altro pik.up per una comunità di protestanti (sempre ribelli) per commercializzare il pesce.
Avevano istituito corsi serali di alfabetizzazione per gli adulti. I ragazzi che avevano seguito regolarmente i corsi elementari venivano instradati alle scuole medie e superiori di Manaus per cui nel giro di qualche anno la comunità aveva alcuni giovani diplomati che si dedicavano alla gestione delle attività del gruppo. Avevano ottenuto dalla Prefettura di Manaus di
organizzare una parte del territorio per la fornitura e la distribuzione dell'acqua potabile e la relativa esazione del canone. L'ultimo sogno realizzato è stato quello di costruire un locale per pizzeria, molto affollato, per tutta la zona. A poco a poco le attività produttive si sono trasformate in
conduzione privata o in cooperative. E' stata costruita una infermeria per la visita periodica e sistematica alle mutilazioni degli exhanseniani con la presenza di un medico.
Il sogno utopistico di P.Ludovico e della sua comunità è diventato realtà:
ESSERE UOMINI COME GLI ALTRI!

Piergiorgio

Tivoli, 06.01.2012