Carissime sorelle e carissimi amici,

haiti

questa volta “arrivo” da voi in moto! da qualche giorno ho iniziato  a muovermi anche in moto  perché non sempre abbiamo una  macchina disponibile!!

Con me in moto vedete Lucia, la laica brasiliana membro della nostra comunità.

La nostra missione si svolge in diversi villaggi che distano molto l’ uno dall’altro e per questo dobbiamo camminare molto a piedi perché la macchina o la moto arrivano fino a un certo punto poi solo a piedi.

Sono poco più di due  settimane che sono qui ma non vi nascondo che ho  l’impressione di essere qui da molto più tempo.

Vado sempre in giro con il mio zaino che contiene medicine e materiale per le medicazioni e credetemi  in ogni posto, ovunque mi giro ci sono malati. Ormai iniziano a conoscermi e quando passo la gente stessa mi ferma per dirmi “ vieni, qui c’è un malato” .

In questi giorni ho curato un bambino con una infezione al collo … lo abbiamo trovato che stava male e cosi la Jeep sporca di terra si è trasformata in barella per drenare l’infezione e curare il piccolo … ora sta bene!

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Con la gente del posto abbiamo organizzato le visite  infermieristiche . Cioè ad ogni villaggio diciamo il giorno in cui andremo con medicine per visitare e dare la terapia ai malati. Oggi è stato il primo giorno di queste visite e mi sono commossa  perché la gente ci stava aspettando (noi siamo arrivati con più di un’ora di ritardo perché per strada avevamo trovato un uomo in fin di vita per una forte anemia ma cosi, per terra gli ho messo la flebo e si è ripreso).

Questa gente aveva preparato una capanna dove potevo fare le visite. Sì, mi avevano organizzato un “ambulatorio”  (che vedete nelle  foto) e avevano chiuso i buchi della capanna con le stoffe.

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Sono venuti molti malati, soffrono di malattie della pelle, di anemia ma soprattutto vedo che la malattia peggiore  è la fame: sì, muoiono di fame perché non hanno niente … tutti ti dicono  “ho mal di stomaco!” … e questo è perché da molto tempo è vuoto.

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Oltre alle medicine , avevamo preparato quattro litri di latte con avena e zucchero e questo è stata la “cura” per molti .. dopo un bicchiere di questo latte riprendevano forze segno che erano in ipoglicemia.

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In comunità stiamo riflettendo e vedendo cosa e come possiamo fare per far fronte a questa emergenza di fame … e malnutrizione.

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In questa zona chiamata Los Cacaos non ci sono medici né infermieri.

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L’ospedale più vicino si trova a circa 17 Km e non ci sono mezzi per andare solo asini, cavalli oppure devono attraversare la frontiera e venire nella Repubblica dominicana solo che qui non sempre trovano la possibilità di essere curati bene.

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Da parte nostra facciamo tutto ciò che ci è possibile ma soprattutto “ci siamo” e questo per la gente è un segno forte di speranza e di solidarietà.

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Ciò che mi commuove e mi da una profonda gioia è vedere che la gente stessa ci aiuta nella missione … non sono passivi, non aspettano di ricevere e basta … ma loro stessi lavorano con noi per migliorare la loro vita e per questo ringrazio il Signore.

Vedete nella foto gente che trasporta i tubi o le pietre per costruire  l’acquedotto e  far arrivare l’acqua nei villaggi, Noi coordiniamo i lavori, lavoriamo con loro, una suora della comunità è esperta in questo tipo di lavori ma la manodopera è loro … ciascuno in quello che può dare e come può fare. Sono meravigliosi.haiti

Carissimi, vi auguro buona festa della Immacolata. Mi affido alle vostre preghiere insieme ai nostri fratelli di Haiti.

Un caro abbraccio.

Sr. Simona