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Il mio primo impatto con la realtà del Patronato non è stato molto incoraggiante: mentre i miei fratelli maggiori Gastone e Gino erano “di casa” fin dall'inizio ed erano molto legati con l'animatore di allora, Padre Clemente Matteazzi, noi piccoli dovevamo essere accompagnati. Avrò avuto 4-5 anni (eravamo nel 1936) e una mia sorella mi portò per la prima volta al Patronato per curiosare con la scusa di incontrare i fratelli maggiori. Era in corso una delle consuete partite di calcio, furibonde come al solito e molti ragazzini assistevano in una zona, dietro la porta, seduti su un gradino, inconsapevoli di essere possibili bersagli delle pallonate degli attaccanti: mi sistemarono accanto e loro e per un po' le cose andarono......All'improvviso arrivò una cannonata da un attaccante che il portiere non riuscì a fermare e il pallone mi colpì violentemente in faccia, facendomi urlare dal dolore. Tutti si precipitarono per consolarmi e dopo ripetute rinfrescate di acqua fredda si ritornò alla normalità non prima di aver aspramente redarguito l'incauto giocatore il quale, giustamente, si difendeva rimproverando chi ci aveva messo in una posizione così pericolosa.

Vista la “pericolosità” del Patronato per noi piccoli, dovetti aspettare qualche anno prima di ritornare...e fui affidato alle “cure” di Fra Pompilio Scroccaro nel gruppo dei chierichetti (i zaghetti) in un ambiente più protetto. Dopo qualche anno fu organizzata dalla attiva filodrammatica del Patronato, una rievocazione storica sul martirio di San Domenichino del Val con apoteosi finale (un quadro plastico di effetto) in cui il Santo veniva rappresentato nella gloria dei cieli contornato da angeli: con mio fratello Giancarlo facevo parte della “corte angelica”, non senza imbarazzo per il rossetto sulle labbra che mi avevano imposto....

La cappella del Patronato era il luogo ideale dove il Parroco di allora, Padre Raffaele Radossi, poi Vescovo di Parenzo e Pola e infine Arcivescovo di Spoleto, preparava i ragazzi per la Prima Comunione e la Cresima: assieme ad altri fui iniziato proprio in quel luogo, molto raccolto.

La attiva filodrammatica animata da Umberto Lamponi e dai “grandi” ci offriva periodicamente degli spettacoli di ottimo livello: ricordo “Il Cardinale Lambertini”  che presentava un caso di coscienza affrontato dal futuro grande Papa Benedetto XIV, oppure l'esilarante “Arsenico e vecchi merletti” che ebbe una trasposizione filmica con Gary Grant, oppure “I quattro rusteghi”, recitato interamente dalle ragazze del gruppo del Patronato . Il gruppo dei “zaghetti” venne coinvolto in un recital musicale

nel 1945 in cui si alternavano scenette comiche, il dottore Dulcamara,  romanze strappalacrime (Lo spazzacamino e l'orfanello)  o cori di madrigali. Animatrici di questo spettacolo furono le sorelle Pelosi e il fratello Roberto che ci coinvolsero con grande entusiasmo per la migliore riuscita dello spettacolo.

Per fortuna la guerra finì e alla filodrammatica subentrò in maniera consistente la proiezione di films americani: chi ha avuto modo di assistere a certi spettacoli con la platea gremita di ragazzi non può certo dimenticare la forte partecipazione emotiva degli stessi quando si sbloccava una situazione drammatica con l'arrivo dei “nostri” o quando veniva giustamente punito il “cattivo” o quando HarolLloyd o Ridolini si  complicavano la vita in situazioni assurde. Allora pareva che il teatro crollasse dalle urla o dallo sbattere delle sedie  e ci voleva un po' prima che ritornasse la calma in sala... A vigilare per molti anni sulla conduzione del cinema al Patronato è stato P.Roberto che sceglieva e programmava i films in visione.

Ormai gli anni passavano e anche se Fra Pompilio cercava di arginare la fuga dei “zaghetti” al gruppo scout del Patronato, organizzando campeggi estivi (1946 Santa Felicita sopra Vittorio Veneto, 1947 Borca in Cadore o gite ai Colli Euganei, a Padova o alla Villa di Valsansibio) era inevitabile  il passaggio.

E qui il Patronato  assunse il ruolo di “seconda casa” per me perché ospitava sia le sedi delle squadriglie sia le attività di formazione , per anni, sotto la guida di Elvio Petrovich. Erano continue discussioni formative ma anche impegno per la preparazione delle uscite in cui ci dovevamo arrabattare per la mancanza di denari per l'acquisto di tende e di materiale essenziale per garantire la vita del Reparto.

Ci venne in aiuto P. Natale, assistente del gruppo e da lui ottenemmo di poter gestire la vendita delle caramelle e dolciumi durante le proiezioni filmiche domenicali.

Fui incaricato  di organizzare i turni di presenza ,il relativo rifornimento, e la tenuta dei conti. Riuscimmo così ad acquistare con il tempo quanto  necessitava per le nostre uscite e per venire incontro a chi non aveva denari sufficenti per partecipare all'attività scoutistica.

Non mancò qualche inconveniente come quando decidemmo di fare una esercitazione di segnalazioni Morse dal campanile al Patronato. Dovendo aspettare che si facesse buio, assieme ad un altro ragazzo, finita l'esercitazione ci trovammo chiusi all'interno della Chiesa, pur avendo avvisato gli amici di quello che stavamo facendo. Vani i tentativi di trovare una via d'uscita: alla fine ci attaccammo ad una campana e aspettammo....Dopo un po' sentimmo che una porta si stava aprendo ed apparve il Parroco  Padre Chialina, attorniato dai nostri amici, dimentichi che stavamo all'interno....

Indubbiamente il Patronato è stato un luogo di incontri formativi determinanti per me, l'apporto di P.Giuseppe Ungaro è stato di grande valore, così come la calda amicizia di un amico indimenticabile come Massimo Polato e Giacomo Magliaretta, il “Bapi” e tanti altri con cui ho condiviso tante cantate in cori più o meno intonati ed esperienze profonde.

Guardando a ritroso, il periodo fascista con la martellante propaganda ideologica e il forzoso reclutamento, ha risparmiato quest'isola: il Patronato con quanti lo animavano ci ha permesso di crescere liberi, non assillati da propagande di violenza, con la consapevolezza del nostro dovere di fraternità e di solidarietà verso tutti.

E' una lezione che non abbiamo dimenticato!

Piergiorgio Trevisan

 

La mia prima avventura di viaggio in Europa è cominciata nel 1953. Avevo maturato

diverse esperienze di viaggi da solo come scout in quanto il passaggio attraverso i

vari gradi della “carriera” comportava delle prove in cui si partiva da soli con una

carta topografica della zona da visitare con lʼitinerario da percorrere, si pernottava

in qualche modo e si svolgevano delle inchieste specifiche (p.e.entità delle risorse

locali, il tasso e i paesi di emigrazione ecc.). Il tutto veniva sviluppato in un

rapporto che sottoposto ai capi riceveva o meno lʼapprovazione.

Inoltre avevo frequentato per un triennio un corso di tedesco presso una scuola

popolare, corso che mi aveva dato unʼottima base di conoscenza della llngua che

successivamente ho perfezionato: avevo anche una buona conoscenza del

francese parlato non solo con preparazione scolastica ma anche approfondito con

colloqui con scout stranieri in visita a Venezia a cui ho fatto molte volte la guida.

Dato fondamentale avevo compiuto 21 anni, fatidico obiettivo per richiedere il

passaporto.

Il collegio degli orfani di guerra presso cui lavoravo, aveva organizzato un

soggiorno estivo in montagna utilizzando un complesso quasi fatiscente della ex

GIL , a Cima Gogna presso Auronzo. Chiesi e ottenni di partecipare come

assistente per due turni di 15 giorni e misi da parte 10.000 lire. Altre risorse non

potevo certo chiederle a casa, perennemente in crisi finanziaria. Raggranellai

anche 3.000 lire extra : un minimo equipaggiamento lo racimolai fra gli amici

(tascapane capiente, sacco-lenzuolo obbligatorio per dormire negli ostelli della

gioventù e poco altro). Lʼidea infatti era di sfruttare con lʼautostop non solo le

macchine ma soprattutto le moto: chi poteva rifiutare il passaggio a un ragazzo

solo?

Finito il periodo della colonia, iniziai lʼavventura, non prima di aver raccontato un pò

di frottole a casa, circa un amico scout austriaco che mi aspettava a Vienna per

passare un periodo di vacanze insieme (cosa che in effetti successe).

Mi misi in strada per cercare un passaggio: trovai quasi subito un motociclista che

mi portò, in tre ore, quasi al confine dellʼAustria. Mi era stato consigliato di non

cercare di passare il confine con lʼautostop ma di prendere il treno per un breve

tratto, sino a Velden, cosa che feci senza problemi. Arrivai a mezzanotte : erano i

primi giorni di settembre e non faceva proprio caldo. Mi sistemai su una panchina

della stazione ferroviaria, aspettando lʼalba.

Dopo qualche ora, un ferroviere mi invitò ad andarmene e mi incamminai verso il

centro della cittadina che sorge in mezzo alle montagne, sulle rive di un lago. Il

chiarore dellʼalba era appesantito dalla nebbia e girovagai in attesa che aprissero i

bar per prendere qualcosa di caldo.

Forte della mia conoscenza del tedesco chiesi “Eine kalte milk”. il barista aprì il

frigo e mi dette un bicchiere di latte gelato: non era proprio quello che mi aspettavo

ma feci buon viso...Appresi subito che “kalte” è freddo e “warm” è caldo....

La meta doveva essere Klagenfurt e trovai facilmente un passaggio con un camion.

AUTOSTOP

Dovevo procurarmi la tessera per accedere agli alberghi della gioventù per

dormire, cosa che feci subito. Lasciai il poco bagaglio al sicuro e me ne andai in

giro per la città. La città era piacevole e ordinata, in puro stile asburgico . Osservai

che le ferite della guerra non erano evidenti e che la zona era sotto il controllo degli

inglesi i cui comandanti passeggiavano con belle ragazze locali....

Al mercato mi informai se ci fossero dei camion che andavano a Vienna: trovai un

italiano che mi disse che se mi presentavo lʼindomani alle sei, avrei probabilmente

trovato un passaggio

Svegliatomi di buon mattino andai allʼappuntamento ma non trovai nessuno: allora

mi misi in strada alzando il fatidico dito...

Trovai una serie di passaggi che mi portarono in qualche ora al Passo del

Semmering,alle porte di Vienna dove cʼera un posto di blocco presidiato dai russi.

Presentai il passaporto. Ci fu un tentativo di dialogo con il soldato di guardia che

probabilmente conosceva solo la sua lingua...

Dal Semmering a Wierer Neustadt (la Vienna industriale) cʼè una pineta splendida

che si estende per decine di chilometri e moltissimi alberi da frutto lungo le strade.

Da Wienerneustadt presi un treno locale e un tram che mi portarono a

Ploetzleindorf, dove cʼè la sede dellʼostello della gioventù. E lì cominciò una litigata

con il gestore perchè non voleva riconoscere la tessera degli alberghi della

Gioventù che avevo fatto a Klagenfurt e voleva farmi pagare la tariffa intera. Alla

fine arrivammo ad un compromesso. Mentre stavo discutendo animatamente era

giunto Andreas, un ragazzo della mia età di Norimberga con cui facemmo amicizia.

Era solo, con la moto e la tenda, due settimane di vacanza e alla ricerca di

compagnia. Mi proposi subito e accettò: non parlava una sola parola di francese o

italiano per cui dovevo necessariamente dare fondo alle mie conoscenze di

tedesco.....

Ci fermammo una settimana a Vierra visitando il Kunsthistorische Museum, la

pinacoteca con splendide opere di autori italiani e fiamminghi, il magnifico

Naturalische Museum, la cattedrale di Santo Stefano, la Votive Kirke, Schoenbrunn

con la magnifica residenza imperiale,il Prater con la grande ruota panoramica,

affollato di soldati russi, sempre in gruppo, la Kartner strasse con splendidi negozi,

la Hofburgi, il Ring che circonda il centro storico con palazzi monumentali e con

una strada alberata di cinque corsie, animatissime di traffico. Lʼimpressione era di

vivere in una città che aveva avuto un passato grandioso , che viveva di quei

ricordi e che ospitava nella sola città, quasi metà dellʼintera popolazione dello stato,

con un territorio che era una larva di quello che era stato uno dei più grandi imperi

europei, Le ferite dei bombardamenti erano state quasi tutte rimarginate: non

sembrava che la guerra fosse passata solo da pochi anni...Naturalmente al

pomeriggio si andava anche in piscina o in moto nei dintorni.

Il tempo della vacanza si andava restringendo per cui rifacendo la strada del

Semmering puntammo verso Salisburgo, nella zona del Salzkammergut cioè dei

AUTOSTOP

laghi alpini che è una delle più suggestive del paese. Il tempo ci assisteva e se alla

notte in tenda faceva freddo, ci si rifugiava in qualche fienile. La dieta era

ipocalorica soprattutto per mancanza di soldi: però non ci si pensava...

Dopo qualche giorno ci dirigemmo verso il Chemsee il più grande lago del paese e

di lì a Monaco dove Andreas proseguì per Norimberga.

Il tempo si stava guastando. trovai alloggio e partii subito in visita alla città.

Contrariamente allʼAustria, Monaco portava evidenti segni dei bombardamenti: la

Rathaus, il Municipio gotico, era ancora pesantemente danneggiato e il Duomo era

chiuso per restauri.

Cercai il Deutche Museum, il grande museo della tecnica che mi era stato tanto

decantato e ci persi una giornata in una visita affascinante. Alla sera andai alla

Hofbrauhaus la celebre, suggestiva e storica birreria di Monaco, già covo dei

nazisti: cʼerano soprattutto persone avanti con lʼetà che bevevano e mangiavano

allegramente....

Il viaggio stava volgendo al termine, così i soldi. MI misi in strada come al solito e

raggiunsi Salisburgo cui dedicai mezza giornata di visita. Lʼindomani proseguii per

Innsbruck e dopo una rapida visita varcai il confine e approdai a Trento. Il tempo

era soleggiato per cui decisi di passare mezza giornata distensiva sul Bondone a

raccogliere fiori di montagna che contavo di portare a Francesca ed Elvio ad

Arzignano. Fu per loro una visita inaspettata e per me il ricordo di una

pastaasciutta-colla,che non avevo mai mangiato così...

Il treno mi riportò in serata a casa dopo venti giorni di peregrinare.

In complesso è stata una esperienza molto valida che oltre ad arricchirmi

culturalmente mi ha fatto toccare con mano lo spirito di solidarietà che lʼesperienza

della guerra aveva suscitato in Austria e Germania; lʼamicizia e la simpatia di cui

sono stato oggetto mi hanno fatto capire quanto fosse grande il desiderio di

dimenticare il passato e di proiettarsi in un futuro diverso, di cui successivamente la

costituzione della Comunità europea sarà la concreta realizzazione.

Soprattutto questa esperienza ha rafforzato la sicurezza sulle delle mie possibilità,

la reciproca fiducia degli altri, elementi che m saranno fondamentali negli anni

futuri.

Piergiorgio

Tivoli, 25,10,2011